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I Monti Gemelli, dal sito http://www.
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Padre Gran Sasso , Madre Majella

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LE FOTO E LA DESCRIZIONE DEI MONTI GEMELLI SONO TRATTI DAL SITO http://www.comune.ascoli-piceno.it/cotuge/storia.htm

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I MONTI GEMELLI DA GOOGLE EARTH

LE MONTAGNE GEMELLE

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Ad est dei Monti della Laga si erge la dorsale calcarea dei Monti Gemelli, costituita dalla Montagna dei Fiori (1814 m) e dalla Montagna di Campli (1718 m). In direzione SE, la dorsale si completa con la Montagna delle Tre Croci (1388m). I primi due Monti sono separati dalla profonda Gola del Salinello; la terza vetta è isolata dal Fosso Grande.
La direttrice delle vette ha un andamento parallelo a quello delle catene dell’Appennino Centrale e costituisce quel che rimane dell’isola oceanica che, circa 150 milioni di anni fa, emergeva a ridosso della scarpata calcarea dell’attuale Gran Sasso. Per quanto riguarda l’aspetto geomorfologico, mentre nel gruppo della Laga le formazioni calcaree di base sono rimaste nascoste, ricoperte dai potenti spessori di marne e di arenarie del Pliocene, nella dorsale della Montagna dei Fiori i calcari sono, invece, allo scoperto.
Il soprannome Montagne Gemelle, dato alla Montagna di Campli e alla Montagna dei Fiori, è dovuto alla loro identità morfologica e strutturale, ed è dovuto al fatto che le due formazioni, viste dal versante teramano, appaiono della stessa altezza.
Le montagne Gemelle costituiscono un’area di transizione tra i monti della Laga e le colline del territorio di Teramo che arrivano fino quasi la linea di costa. La montagna di Fiori precipita sul lato Sud, quello che dà sul profondo canyon del Salinello; è meno acclive su quello ad Est, verso Civitella. Il versante che guarda la Laga non offre soluzione di continuità con la stessa formazione; quello ascolano si stempera nel vasto altopiano tabulare di travertino del Colle S. Marco, che sovrasta la città di Ascoli.


LIMITI GEOGRAFICI

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Fino al 1994 il massiccio composto dalla Montagna dei Fiori e da quella di Campli era compreso, per la maggior parte, nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso d’Italia e dei Monti della Laga. A seguito dell’ultima perimetrazione dei confini del Parco il comprensorio è stato escluso dall’area di competenza poiché con molta probabilità sarà inserito in un Parco Regionale della Regione Abruzzo.
Il confine della Montagna dei Fiori segue il tracciato della strada che da Ripe di Civitella giunge a S.Giacomo; poi al bivio per Cerqueto sale fino alla località “lago” per ridiscendere a S. Giacomo; segue poi il confine tra le Marche e l’Abruzzo fino al lago di Talvacchia.
Confini della Montagna dei Fiori:
Nord: torrente Castellano, principale affluente del fiume Tronto;
Est: S.S n.81 Piceno-Aprutina;
Sud: torrente Salinello;
Ovest: strada che da Casel Trosino conduce a Macchia da Sole passando per S. Vito.
Confini della Campli:
Nord: torrente Salinello;
Est: S.S. 81;
Sud: strada che segue il valico tra il Monte Foltrone e il Tre Croci;
Ovest: strada che sale da Macchia Borea fino a Piano Maggiore.

VINCOLI IDROGEOLOGICO - NATURALISTICI

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I Monti Gemelli sono sottoposti a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. n. 3267 del 30/12/1923.
Il Colle S.Marco e la Città di Ascoli Piceno sono sottoposte a vincolo paesistico ai sensi della L.n.1497 del 29/6/1939.
Le Gole del Salinello sono sotto vincolo naturalistico e con L.R. n.84 del 13/11/1990 sono state istituite Riserva naturale


PAESAGGIO E CLIMA

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Il paesaggio

Il territorio dei Monti Gemelli presenta un paesaggio simile a quello degli altri massicci calcarei dell’Appennino Centrale. Il fenomeno del carsismo caratterizza queste aree in cui le rocce permeabili sono come grandi serbatoi per le masse acquifere che hanno una notevole attività sotterranea. Alle pendici dei monti, quindi, si rilevano affioramenti di falde acquifere e molteplici risorgive. Proprio il fenomeno carsico determina la concomitanza di due ambienti naturali apparentemente contrapposti: prati brulli e roccia viva in alta quota; vali rigogliose e ricchi bacini acquiferi ai piedi delle montagne.
Il paesaggio di alta quota presenta pascoli d’altitudine composti da nardeti .
La pastorizia ha costituito sin dai secoli passati la principale attività delle popolazioni stanziali ed ha determinato la costruzione della tipiche caciare: stazzi a forma di igloo con struttura in pietra utilizzate come ricovero temporaneo per i pastori.
Nella Montagna dei Fiori e in quella di Campli sono presenti boschi di faggi. Le faggete sono di modeste dimensioni e rari sono gli esemplari secolari a causa della costante presenza dell’uomo del suo continuo intervento nella zona.
Sui versanti marchigiani ed abruzzesi della media montagna (1000 m) sono visibili gli interventi di rimboschimento a pino nero .
Le opere più importanti si trovano sulla Montagna dei Fiori e sono: la Pineta dell’Impero risalente agli anni ’30 del periodo dell’impero fascista ; il Bosco della Casermetta risalente alla Prima Guerra mondiale.

Il clima

La Montagna dei Fiori risente dell’azione dei venti freddi provenienti da NW che determina un abbassamento delle temperature dell’aria tale da provocare precipitazione a carattere nevoso fino all’autunno inoltrato, con un periodo di permanenza delle nevi che spesso supera gli 80 giorni. Simile è la situazione della Montagna di Campli.
A quote inferiori ai 1000m di altitudine la temperatura media dell’aria nei mesi freddi è compresa tra gli 0 e i 10°C. I valori annui medi di piovosità sono compresi tra i 700 e i 1000 mm.
A quote superiori ai 1000 m la temperatura media dell’aria è più bassa e per un periodo di tempo che varia dai 3 ai 6 mesi si hanno condizioni di gelo. Le precipitazioni annue sono tra i 1300 e i 1800 mm (valori medi).
Oltre i 1600 m le condizioni climatiche sono di tipo alpino, con precipitazioni nevose relativamente frequenti e permanenza delle nevi per periodi compresi tra i 60 e gli 80 giorni.


GEOLOGIA DEI MONTI GEMELLI

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I Monti Gemelli fanno parte di una lunga dorsale ad andamento complessivo Nord-Sud che costituisce, nell’Appennino centrale, la struttura carbonatica mesozoica più esterna delle strutture ad andamento meridiano emergenti dal bacino della Laga, ubicate tra il fronte dei Monti Sibillini ad occidente e la catena del Gran Sasso, a meridione.
La parte più settentrionale ed elevata della dorsale è costituita dalla Montagna dei Fiori ( M. Piselli m 1676 e M. Girella m 1814) e dalla Montagna di Campli (M. Foltrone m 1718 e Monticchio m 1470). La dorsale continua con la Montagna delle Tre Croci m 1388 e prosegue con rilievi minori ed altre colline fino alla Valle del Vomano.
I monti Gemelli anche perché ubicati in una zona di interferenza tra strutture geologiche diversamente orientate, costituiscono indubbiamente uno dei punti chiave per la comprensione della complessa geologia di questo settore dell’Appennino Centrale.
Nell’area della Montagna dei Fiori- Montagna di Campli affiorano rocce sedimentarie depositatesi in ambiente marino durante un lungo intervallo di tempo che va dal Trias superiore ( più di 200 milioni di anni fa ) al Miocene superiore ( circa 5 milioni di anni fa ).
Le formazioni geologiche affioranti sono:
dolomie : risalenti al periodo compreso tra il Trias superiore e il Lias inferiore, presenti sul fianco occidentale della dorsale e nelle Gole del Salinello;
corniola : risalenti al periodo Lias medio, sempre nel settore occidentale della dorsale;
ammoniti : risalenti al Lias superiore, strati medi e sottili di calcari marnosi rossastri alternati a marne argillose;
marne ad aptici: del periodo Malm, strati sottili di calcari marnosi e calcari micritici con livelli selciferi;
marne a Fucoidi : risalenti al periodo Cretaceo inferiore p.p., separata dalla sottostante maiolica da un livello di brecce calcaree stratificate con selce, la formazione è costituita da calcari marnosi e marne calcaree verdi e rosate in strati medio-sottili;
marne con cerrogna : formatesi nel Miocene medio, la formazione affiora estesamente lungo tutto il perimetro della dorsale, è costituita da marne e marne calcaree grigio-verdi, alternata da strati di calcareniti e calciruditi torbiditiche grigiastre;
marne a Pteropodi : risalenti al Miocene superiore p.p., sono costituite da strati sottili di marne calcaree e marne argillose scure, talora bituminose;
maiolica : del Cretaceo inferiore p.p., costituita da calcari micritici biancastri ben stratificati, a frattura concoide, con liste e noduli di selce nera;
bisciaro : del Miocene inferiore,presente con affioramenti poco estesi e di modesto spessore, la formazione è costituita da marne argillose stratificate con calcari marnosi scuri con selce nera e strati di calcareniti;
scaglia cinerea : affiorante soprattutto sul fianco settentrionale dei Monti Gemelli, la foramazione è composta da strati sottili di calcari marnosi e marne grigio-verdastre con selce nera;


VEGETAZIONE

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Le varie analisi effettuate sul comparto vegetale qui presente, evidenziano in maniera univoca la straordinaria importanza naturalistico-ambientale di quest’area.
Infatti, le cenosi forestali e prative qui presenti, risultano di grande valore ambientale.Nel primo caso, vale la pena di citare la presenza del bosco a carpino bianco (Carpius betulus) e quercia di Delechampi (Quercus delechampii) sul monte Vena rossa e quello a carpino nero (Ostrya carpinifolia) e lingua cervina (Melittis melissofillum) in prossimità dell’Eremo di San Marco;nel secondo caso, invece, si fa riferimento alla descrizione riportata sulla scheda Bioitaly (Natura 2000) del SIC Montagna dei Fiori che indica la presenza di prati ardi su calcaree con splendida fioritura di orchidee.
Sempre per il comparto vegetale si segnalano vasti rimboschimenti a conifere (pino nero, pino silvestre, pino mugo, cedro atlantico, abete bianco, abete rosso, etc.) che, effettuati a partire dal 1930 con la realizzazione dell’impianto “Pineta dell’Impero” in località San Marco, occupano la parte nord della Montagna dei Fiori.
Sulle Montagne Gemelle sono inoltre presenti estese faggete essenzialmente allo stato di ceduo localmente degradato in cui si possono ritrovare matricine secolari. A quote medio-basse domina il bosco appenninico di caducifoglie qui rappresentato da castagneti, orno-ostrieti e querceti.
La struttura geologica calcarea delle Montagne Gemelle non favorisce il popolamento vegetale, almeno nelle aree sommitali.
* Ad altitudini superiori ai 1600 metri la faggeta termina la zonazione altitudinale forestale della Montagna dei Fiori e si passa bruscamente all’area dei pascoli. Tre i tipi di associazione vegetale:
pascolo xerico aperto, poco esigente, impiantatosi su pendii con materiale
detritico e sfasciumi di roccia legati perlopiù all’azione crioclastica. E’ un
pascolo di origine primaria con presenza di Sesleria nitida e Selseria
appenninica.
pascolo xerico chiuso, di origine secondaria, creatosi in seguito all’apertura di radure nella faggeta, e legato alla presenza di Bromus erectus;
pascoli d’altitudine, pascoli magri che vestono le sommità della montagna, composti da nardeti..
* Fino ai limiti altitudinali del bosco, 1600 m, la vegetazione forestale tipica è la faggeta. Le associazioni di questo tipo sono assai degradate per la pratica del ceduo. Le più estese faggete si trovano nella Montagna di Campli dove formano il Bosco delle Murata ed il Bosco Castiglione. Sul versante sud del Salinello si possono trovare sia faggete che rimboschimenti a pino nero, nonché querceti con esemplari di cerro oltre i 1100 metri di quota.
* Fino ai 1000 metri le associazioni botaniche presenti sono di roverella e orno-ostrieto, con presenza di aceri. Sono presenti sulle Montagne Gemelle vasti rimboschimenti di conifere (pino nero) misti a esemplari di latifoglie indigene. Nelle aree della valle del Salinello la vegetazione è costituita da specie arboree igrofile (pioppi e salici).
* Fino a 200 metri la vegetazione è costituita da specie mediterranee quali il leccio : quercia sclerofilla sempreverde. La lecceta è presente nella valle del Salinello. Nella Montagna dei Fiori si possono trovare lecci isolati. Particolari condizioni climatiche permettono a questa specie vegetare di vivere ad altitudini più elevate di quelle potenziali.


FAUNA

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Il territorio della Montagna dei Fiori non è stato oggetto di particolari studi faunistici, pertanto la relativa bibliografia risulta scarsa ed approssimativa; a tal proposito viene di seguito proposta una chek list stilata su dati potenziali, ferme restando importanti e certe presenze come l’aquila reale (ds), il falco pellegrino (ds), il gufo comune (ds), il lupo (Canis lupus), l’ululone dal ventre giallo (ds), la vipera dell’orsini (Vipera ursinii), il piccho rosso maggiore (ds) che testimoniano la pregevole vocazione faunisticaa dell’area in esame che annovera:
96 specie di uccelli
37 specie di mammiferi
11 specie di rettili
8 specie di anfibi
per un totale di 151 specie (compresi gli uccelli migratori e non nidificanti)

UCCELLI

5) Gheppio 6) Starna (??) 7) Quaglia 8) Fagiano
9) Gallinella d'acqua 10) Piccione selvatico 11) Colombaccio 12) Tortora dal collare
13) Tortora 14) Cuculo 15) Barbagianni 16) Assiolo
17) Civetta 18) Allocco 19) Gufo comune 20) Succiacapre
21) Rondone 22) Rondone maggiore 23) Martin pescatore 24) Upupa
25) Torcicollo 26) Picchio verde 27) Picchio rosso minore e maggiore 28) Cappellaccia
29) Tottavilla 30) Allodola 31) Rondine montana 32) Rondine
33) Balestruccio 34) Calandro 35) Ballerina bianca 36) Ballerina gialla
37) Cutrettola 38) Merlo acquaiolo 39) Scricciolo 40) Pettirosso
41) Usignolo 42) Codirosso spazzacamino 43) Codirossone 44) Culbianco
45) Codirosso 46) Saltimpalo 47) Passero solitario 48) Merlo
49) Tordo bottaccio 50) Tordela 51) Usignolo di fiume 52) Beccamoschino
53) Cannaiola 54) Canapino 55) Capinera 56) Sterpazzolina
57) Sterpazzola 58) Occhiocotto 59) Luì piccolo 60) Luì verde
61) Fiorancino 62) Regolo 63) Pigliamosche 64) Balia dal collare
65) Codibugnolo 66) Cincia mora 67) Cinciarella 68) Cinciallegra
69) Cincia bigia 70) Picchio muratore 71) Rampichino 72) Rampichino alpestre
73) Pendolino 74) Rigogolo 75) Averla piccola 76) Averla capirossa
77) Ghiandaia 78) Gazza 79) Cornacchia 80) Taccola
81) Storno 82) Passera mattugia 83) Passera d'Italia 84) Fringuello
85) Verzellino 86) Fanello 87) Cardellino 88) Verdone
89) Ciuffolotto 90) Frosone 91) Zigolo muciatto 92) Zigolo nero
93) Zigolo giallo 94) Strillozzo 95) Beccaccia

MAMMIFERI INSETTIVORI

Erinaceidi Riccio europeo Talpidi Talpa
Soricidi Toporagno comune Toporagno nano Toporagno appenninico
Toporagno acquatico Mustiolo Crocidura minore Chirotteri
Vespertilionidi Pipistrello nano Pipistrello albolimbato Vespertilio di Bechstein
Nottola

RODITORI

Muridi Surmolotto Topolino delle case Topo selvatico
Topo selvatico collo giallo Ratto Topo selvatico Arvicola del Savi
Arvicola rossastra Arvicola terrestre Ghiro Scoiattolo
Quercino Moscardino Istricidi Istrice
Lagomorfi Leporidi Lepre

CARNIVORI

Canidi Volpe Lupo Mustelidi
Tasso Faina Donnola Puzzola
Martora (??) Felidi Gatto selvatico (??) Artiodattili
Suidi Cinghiale Cervidi Capriolo


Specie faunistiche di notevole importanza ecologica in quanto situate alla base di molte catene alimentari sono quelle appartenenti ai rettili ed agli anfibi. Vengono indicate di seguito le specie censite nell’area:

RETTILI SQUAMATI

Lacertidi Ramarro Lucertola muraiola Lucertola campestre
Viperidi Vipera dell’Orsini Aspide Colubridi
Biscia dal collare (Natrix ) Cervone Colubro d’Esculapio Biacco (Coluber viridiflavus)
Scincidi Luscengola Anguidi Orbettino

ANFIBI ANURI

Ranidi Rana verde Rana italica Bufonidi Rospo comune Hyidi Raganella Urodeli
Discoglossidi Ululone a ventre giallo Pletodontidi Geotritone italiano
Salamandridi Salmandrina dagli occhiali Tritone crestato


A livello conservazionistico, e nell’ottica di una Riserva, andrebbero incentivate e favorite azioni atte al miglioramento ambientale a fini faunistico-naturalistici quali ad esempio:
la messa in opera di sistemi di gestione forestale in grado di soddisfare, oltre gli interessi puramente economici, le necessità di una diversificata offerta di habitat sfruttabili dalle diverse specie animali;
la creazione di mantelli arbustivi con effetto tampone per i boschi;
la creazione di fruticeti in campo aperto;
la regolamentazione della caccia con relativo sistema di controllo;
l’aperture di chiarie all’interno dei rimboschimenti a conifere;
i tagli selettivi che garantiscano un’alta diversità specifica delle cenosi vegetali;
il rilascio, nelle operazioni di governo e sfruttamento forestale, di congrue quantità di legno morto sia a terra che in piedi;
sistemi di attraversamento stradale per piccola e media fauna;
posizionamento in foresta di nidi artificiali per favorire la nidificazione di specifiche specie di uccelli;
il mantenimento e/o ripristino dei lembi di vegetazione ripariale arborea/arbustiva, a pioppi e salici, quale habitat preferenziale per diverse specie di uccelli (soprattutto picidi);
l’agricoltura biologica e comunque di tipo estensivo, cercando di ridurre al minimo l'utilizzo di fertilizzanti, pesticidi ed anticrittogamici (a tal proposito esistono agevolazioni a livello regionale e comunitario);
il rispetto e l’attuazione di tutte le normative di tutela ambientale in generale e di tutela della fauna in particolare (ad esempio Convenzione di Rio di Janeiro sulla biodiversità);
la realizzazione di un disciplinare per la protezione della fauna minore (anfibi e rettili);
la connessione biologico-funzionale alle altre realtà naturali della Provincia (Rete ecologica a livello provinciale) in accordo con quella nazionale (vedi fondi strutturali 2000 – 2006) con lo scopo di creare una serie di corridoi ecologici o aree di connessione tra il sistema di aree protette ed altri ambienti naturali;
la corretta formazione, sensibilizzazione ed educazione ambientale in tutti i suoi molteplici aspetti, nonché una capillare e diffusa divulgazione scientifica degli aspetti botanici, vegetazioni, geologici, geomorfologici e faunistici del territorio attraverso i vari mezzi di comunicazione.
la realizzazione di Centri di Ricerca e/o Osservatori permanenti per il monitoraggio continuo della qualità dell’ambiente e della biodiversità (intesa a tutti i livelli di organizzazione );
nonché una capillare e diffusa divulgazione scientifica degli aspetti faunistici del territorio attraverso i vari mezzi di comunicazione.


STORIA DEL TERRITORIO

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LE CACIARE

Piccole capanne di pietra, le caciare costituiscono una caratteristica peculiare della Montagna dei Fiori. Ne esistono più di cinquanta, dislocate sul versante sud-orientale dei Casali e in quello nord-occidentale di San Vito.
Di forma pseudoconica sono state costruite in aree limitrofe alle zone di pascolo con materiale litico reperito in loco e sistemato "a secco”. Leggermente diverse tra loro per dimensioni , hanno un inconfondibile aspetto, dovuto alla volta ottenuta con pietre disposte a cerchi concentrici, via via aggettati verso il culmine, senza il minimo uso di appoggi interni o di malta di qualsiasi tipo. Possono essere dotate anche di una stretta luce laterale (finestra), e la parte sommitale, talvolta, presenta una piccola apertura. Si potrebbe dire che esse somiglino agli igloo esquimesi.
Solo chi le ha esaminate da vicino e con attenzione può aver chiara impressione della mole di materiale impiegato, insospettabile dalle dimensioni esterne perché lo spessore delle mura è tale che il diametro del vano interno è di solito la metà di quello della caciara. La struttura di esigue dimensioni può costituire un ricovero solo temporaneo
Il nome stesso ne identifica la funzione: esse erano dei caseifici ante litteram poiché ospitavano i pastori durante la lavorazione del latte ovino per la produzione dei formaggio - il cacio -.
L'origine di questa essenziale architettura pastorale, è dibattuta.
La tesi più suggestiva fa risalire queste capanne di pietra, per via della somiglianza strutturale, alle tombe micenee a cupola ogivale: tholos,
Un testo edito dal CAI, in occasione dei centenario della fondazione della Sezione dell’Aquila nel 1975, affronta proprio la questione. Nel descrivere le capanne a strobilo esistenti nel territorio dei Gran Sasso d'Italia (molto simili a quelle dell'area della Montagna dei Fiori), le denomina strutture trulliformi prendendo così posizione sulla loro origine.
I pastori abruzzesi, difatti, dediti per secoli alla pratica della transumanza, proprio durante le operazioni di trasferimento degli ovini dai freddi pascoli della montagna alle più calde terre pugliesi avrebbero conosciuto le strutture tipiche del Tavoliere delle Puglie : i Trulli. La presenza di questi rozzi edifici nelle nostre zone, secondo taluni, sarebbe dovuta proprio alla imitazione, da parte dei pastori, di quanto visto durante la transumanza.
C’è da dire che neanche in Puglia questo tipo di costruzione può dirsi autoctono. Esso è antichissimo e ampiamente rappresentato sulle rive del Mediterraneo: dalla Grecia, in cui lo troviamo nelle città Achille e di Omero, fin sulla costa dalmata e in Sardegna, dove se ne conservano esemplari monumentali: i nuraghi.
Alcune di queste strutture stanno deteriorandosi in maniera vistosa; sarebbe opportuna un'opera di manutenzione per poterle mantenere funzionali e soprattutto per ragioni di memoria storica.

Edited by - Fabrizio - - 1/3/2007, 04:11
 
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view post Posted on 20/2/2008, 09:41P_QUOTE

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